Scrubs mi ha aiutato

 



Ho sempre voluto scrivere di Scrubs, ma aspettavo il momento giusto per farlo. E pare che sia arrivato, a sorpresa. Recentemente ho riguardato tutte le stagioni di Scrubs, anche la nona (eh) e ho fatto tantissime riflessioni sul senso della vita, mettendo in discussione alcune mie certezze e sensazioni.


Io amo scrivere di videogiochi. Amo farlo per la testata in cui lavoro. Amo tutto quello che riguarda il mondo dell'intrattenimento, e spesso mi ritrovo a sperare che si espanda, sia inclusivo e raggiungibile, utile e, soprattutto, capace di sorprendere e dare una mano a chi è difficoltà.

Io sono stato in difficoltà. Ho creduto di non essere in grado. L'ho pensato veramente, in tante occasioni; a volte ricapita di nuovo, e quel pensiero se ne va via soltanto quando lavoro. Riguardando Scrubs, ho fatto mente locale. Ho capito le parole del dottor Cox nel primo episodio, dure e inflessibili ma vere.

Scrubs l'ho conosciuto a scuola, grazie a un televisore in una saletta. Spesso mi capitava di fare l'intervallo lì, se non avevo nulla da leggere. Capitava che la pausa durasse mezz'ora, quindi avevo tutto il tempo per godermela. A volte la guardavo a casa, mangiando Pringles e bevendo del succo all'albicocca. Capivo certi aneddoti, ma dopo tornavo a uccidere galline su Skyrim.

A venticinque anni, invece, quelle sensazioni sono ovviamente cambiate. Mi spiego: uccido sempre le galline su Skyrim, generando momenti di panico mica da ridere. Ma ora rifletto. C'è stato un episodio in cui JD, insicuro anche solo a fare una flebo a un paziente, ha preferito nascondersi per non farsi beccare dal dottor Cox. Poi, è arrivata la ramanzina, e l'invito a lasciare l'ospedale, se temeva di infilare un ago in vena. 

In un certo senso è quello che è successo anche a me. JD ha vinto quella paura facendo pratica, riuscendo giorno dopo giorno a migliorare, a farsi le ossa, a capire come fare una buona flebo. Ho passato mesi a dubitare di me, poi ho razionalizzato: Scrubs riesce a farti capire quali siano i comportamenti sbagliati di cui non ci accorgiamo, le paure che abbiamo, le nostre ipocrisie e spesso anche quello che ci trattiene veramente dal dire a qualcuno "Ti amo", o "Mi stai sul cazzo".

Scrubs mi ha aiutato a farmi scivolare certe situazioni addosso, a non farmi uccidere dall'ansia, e a combattere quelle paure cercando di incanalarle in maniera positiva e propositiva. Anche se il mondo può ridere di te, non è poi così importante che lo faccia; di tempo da perdere ne abbiamo tutti, figuriamoci prenderci del tempo per immaginare situazioni e ridere di noi, o spaventarci dei pensieri che facciamo. JD mi ha fatto capire questo, in un certo senso: a non avere timore. Scrubs è un po' come la fiaba della buonanotte che ci viene raccontata per farci addormentare. Il suo effetto, però, è diverso: ci apre gli occhi, svegliandoci da quel sonno fatto di finali sempre uguali e mai diversi. 

L'esempio eclatante è il rapporto che hanno JD ed Elliot per gran parte della serie, con vari tira e molla perché sono ancora troppo presi da altro per accorgersi che forse c'è uno spiraglio per il loro amore un po' folle. "Devo dirtelo: ti amo più di Turk". Io amo questa frase: è potentissima. In parte perché Turk non solo è il miglior amico di JD, ma è anche il suo confidente. Difatti ogni volta che arrivava quel periodo dell'anno (quello in cui JD ed Elliot si ritrovavano a letto insieme), sia Turk che Carla prendevano in giro i due amici dicendo "Eh, è arrivato quel periodo dell'anno", come se fosse una ricorrenza da festeggiare.

Invece, è qualcosa che fa riflettere: noi stessi, a volte, prendiamo in giro i nostri amici con queste frasi. Ecco, è qui che questa serie ci mette nei panni di ognuno dei quattro protagonisti. Scrubs da "To scrub" ha diversi significati. "Persona insignificante" è la mia definizione preferita. 


Scrubs ti sbatte un po' in faccia la cruda verità della vita. Tanto per dirvene una, il dottor Kelso è la dimostrazione di quanto sia imprevedibile. È uno di quei personaggi che fa di tutto per demoralizzare chi invece sta cercando di impegnarsi. Ride dei fallimenti altrui e gode perché è in realtà un eterno insoddisfatto, e l'unico modo in cui può avere un briciolo di quel potere è al Sacro Cuore, con le fila di medici pronti a tutto per ricevere una sua falsissima pacca sulla spalla. In realtà è tutta apparenza. Di personaggi così ce ne sono tanti, al giorno d'oggi. 

Il dottor Cox, per esempio, sembra burbero e irascibile, ma in realtà è una persona buona, che difficilmente ostenta i suoi reali sentimenti perché teme di essere ferito e disarmato dalle situazioni. "Dove crede che siamo?" Chi ha guardato la serie e ne ha capito il significato conosce molto bene in quale dialogo venga posta questa domanda, che sembra la più banale ma è quella più dolorosa. 
Il dottor Cox è un personaggio molto umano: non nasconde i suoi errori, non ha peli sulla lingua, non è uno che sopporta Kelso e non è neppure uno che applaude gli altri, a meno che non sia per prendersi gioco di chi ha di fronte. Non riesce a nascondere chi è davvero, quindi diventa un personaggio che non riesce a fingere neanche per un momento, soprattutto di fronte a JD. Ma con JD, in realtà, ha quasi sempre finto: chi si ricorda l'ultimo episodio dell'ottava stagione? Vi sblocco un ricordo: "Profumi di figura paterna".

Scrubs non è soltanto una serie televisiva, non è semplicemente un grandissimo insieme di sensazioni ed emozioni pronte a travolgere il senso stesso della vita. Scrubs è una storia che racconta la vita mettendoci nei panni di chi viene considerato insignificante agli occhi del mondo, non ponendo le sue morali come leggi universali, ma solo come consigli per vivere meglio e con meno paure. Scrubs è un sospiro dopo una frase detta con orgoglio mentre fantastichiamo su cosa possa accaderci di brutto da un momento all'altro. Non per niente, i pensieri di JD sono talmente invasivi da fargli perdere molte volte anche la razionalità. E succede anche a noi, solo che non lo ammettiamo mai.

Scrubs mi ha aiutato a capire qual è il senso per vivere bene e meglio, lontano da paure e insicurezze. Non per risolvere i miei problemi, o cercare una risposta a mille dubbi e perplessità. Mi ha dato preziosi strumenti per capire che non sono insignificante, che c'è sempre qualcuno che può avere bisogno di una mano, e che forse necessita più di quanto voglia ammettere. Ho capito che non erano le persone a considerarmi nullo, ma che ero io a farlo.

Ero io, da solo, a farmi del male. Grazie, Scrubs.

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